L'Italia tra mito e realtà, capitolo 9: Tarquinio Collatino e Lucrezia - L'onore violato

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  Roma, sul finire della monarchia, era una città sull'orlo del cambiamento. Il potere dei re etruschi, simboleggiato da Tarquinio il Superbo, era diventato insopportabile per un popolo che cominciava a sentire il bisogno di una nuova forma di governo. E come spesso accade nella storia, fu un evento tragico, intimo e profondamente umano a scatenare la rivoluzione. 

  Al centro di questa storia ci sono Tarquinio Collatino e sua moglie, Lucrezia. Collatino, cugino di Tarquinio il Superbo, era un nobile romano, ma, a differenza del tiranno, conservava un senso di giustizia e onore che lo portò a schierarsi contro l’oppressione. Ma la sua vita cambiò per sempre in modo irreversibile quando l’onore della sua famiglia venne violato nel modo più crudele. Lucrezia era famosa in tutta Roma per la sua bellezza, ma ancor più per la sua virtù. Era il modello di moglie romana: devota, laboriosa e irreprensibile. E fu proprio questa sua reputazione a attirare l’attenzione malata di Sesto Tarquinio, figlio del re. In un atto che avrebbe cambiato per sempre il corso della storia di Roma, Sesto, approfittando dell’ospitalità di Lucrezia, la violentò. 

  Non fu solo un crimine contro di lei, ma un affronto all'intero sistema di valori che reggeva la società romana. La reazione di Lucrezia, nel suo tragico coraggio, è il punto di svolta della storia. Non potendo sopportare l'onta subita, Lucrezia si tolse la vita, ma non prima di aver rivelato tutto a suo marito e a suo padre, chiamando i testimoni più fidati. Questo gesto, carico di dolore e disperazione, non fu solo un atto di suicidio, ma un grido di battaglia. Lucrezia, con la sua morte, divenne il simbolo del disonore inflitto alla città da parte della dinastia dei Tarquini. E qui, forse, vale la pena fermarsi un attimo a riflettere su quanto questa vicenda ci parli anche oggi. 

  La storia di Lucrezia, purtroppo, non è solo un capitolo polveroso nei libri di storia, ma risuona con le lotte contemporanee per i diritti delle donne. La violenza di genere, l'abuso di potere e la reazione collettiva che questi crimini possono scatenare sono temi che, purtroppo, non hanno perso attualità. E anche allora, come oggi, il corpo di una donna divenne un campo di battaglia su cui si giocavano interessi politici più grandi o dati i tempi d'oggi, non più grandi, ma problemi tra gli uomini. 

  Il corpo di Lucrezia, disteso davanti ai cittadini di Roma, fu il catalizzatore che unì le forze contro la tirannia. Tarquinio Collatino, insieme a Lucio Giunio Bruto, raccolse quel grido di giustizia e lo trasformò in una rivolta. I due uomini, pur di origini nobili, compresero che Roma non poteva più sopportare un re, soprattutto un re capace di tollerare, se non addirittura di ispirare, un tale crimine. Con il cadavere di Lucrezia ancora caldo, Bruto e Collatino giurarono di non permettere mai più a nessun re di governare Roma. Il loro giuramento non era solo un atto di ribellione, ma una promessa solenne che avrebbe cambiato per sempre il destino della città. 

  E così, sotto la spinta dell’indignazione e del desiderio di vendetta, i romani si sollevarono, cacciando Tarquinio il Superbo e la sua famiglia, e abbattendo una monarchia che ormai rappresentava solo oppressione e violenza. Quello di Lucrezia non fu un semplice suicidio, ma un atto politico, una miccia che accese la rivolta contro un sistema corrotto. E se Tarquinio Collatino, assieme a Bruto, fu uno dei principali artefici della caduta della monarchia, è altrettanto vero che la vera eroina di questa storia fu Lucrezia, il cui sacrificio aprì la strada alla nascita della Repubblica Romana. La storia di Lucrezia ci ricorda che, anche in una società dove il potere era nelle mani degli uomini, furono le azioni di una donna a determinare un cambiamento epocale. Forse è questo uno degli aspetti più moderni di tutta questa vicenda: la consapevolezza che, nonostante tutto, la voce delle donne ha sempre avuto il potere di scuotere le fondamenta del mondo. Con la cacciata dei Tarquini, Roma entrò in una nuova era. La monarchia era finita, e con essa il dominio assoluto di una sola persona. Al suo posto, si inaugurò un nuovo sistema di governo, dove il potere era distribuito tra più mani, dove il consenso del popolo cominciava a diventare un elemento fondamentale. Ma la storia di Lucrezia rimase scolpita nella memoria collettiva come il simbolo di ciò che Roma non avrebbe mai più tollerato: l’arroganza e l’abuso di potere da parte di chi governava.